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Cinquant’anni, era alla guida di un’utilitaria. E’ uscito di strada
La polizia lo ha fermato sulla statale San Vitale
Prete ubriaco al volante nel ravennate
Tasso alcolico cinque volte sopra la media
RAVENNA - Chissà se, mentre la polizia gli porgeva l’etilometro, il sacerdote ha recitato una preghierina per invocare salvezza. Dopo il controllo infatti è stato trovato con un tasso alcolemico più alto di oltre cinque volte quello consentito. La sua auto era finita fuori strada. La stradale, intervenuta per constatare l’incidente, si è trovata davanti al sacerdote in condizioni tali da consigliare il poliziotto di mettere mano all’etilometro.
Il prete, una cinquantina d’anni, parroco di un paese del ravennate, si è così beccato una bella multa per guida in stato di ubriachezza. Verso le due del mattino si trovava al volante di un’utilitaria, nonostante avesse decisamente esagerato con l’alcool. L’incidente, fortunatamente senza altre conseguenze, si è verificato sulla San Vitale, la statale che collega la città romagnola a Bologna.
Vince che firma più volte con i nomi più fantasiosi, ovviamene non viene fatto alcun controllo data la serietà dell’operazione, io ho già firmato più volte con eminenti cariche SAC.
Cerco conferma nell’ equipe dello scienziato capellone di quanto sentito per radio. Se il cellulare cade in acqua non è H2O a rovinare i microcircuiti, ma gli ioni delle impurita saline in essa presenti. Quindi il tentativo suggerito per salvarlo dal bagno accidentale è staccarlo dalla batteria e immergerlo prima che asciughi nell ‘alcol puro lasciandoglielo ammollo per un bel po’.
I ricercatori si augurano che il cannabidiolo (Cbd), contenuto nella marijuana, possa diventare una valida alternativa alla chemioterapia, senza gli effetti collaterali di quest’ultima. “Ho sempre creduto nelle proprietà contenute nei derivati della cannabis - afferma il professor Umberto Veronesi - questa è una strada mai esplorata a causa di condizionamenti psicologici. La fonte universitaria è molto seria. Voglio chiarire che l’oggetto della ricerca è un composto della cannabis e non una droga. Sarebbe un peccato non esplorare questa via per combattere il tumore al seno”.
E gli autori dello studio confermano che, a differenza della cannabis, il Cbd non ha alcun effetto psicoattivo e quindi il suo utilizzo non viola alcuna legge sugli stupefacenti. Inoltre, insistono nello spiegare che non stanno invitando i loro pazienti a fumare marijuana, visto che le concentrazioni di Cbd usate nelle loro ricerche sono di molto superiori a quelle che si possono ottenere solo fumando. “Il Cbd funzionerebbe bloccando l’attività del gene Id-1 - spiega Sean McAllister, autore della ricerca - ritenuto responsabile della “metastatizzazione”, la diffusione del tumore dalla sua sede iniziale”.
Altre ricerche hanno già dimostrato che il Cbd potrebbe bloccare il tumore cerebrale aggressivo, e ci sarebbero evidenze di un effetto simile in laboratorio su cellule di tumore al seno.
“Attualmente abbiamo un numero limitato di opzioni nel trattamento delle forme aggressive di cancro - continua McAllister - alcune terapie, come per esempio la chemioterapia, possono essere efficaci ma anche estremamente tossiche e difficili da tollerare”. Questo composto offrirebbe quindi la speranza di una terapia in grado di ottenere gli stessi risultati senza gli effetti collaterali, come la nausea e il maggior rischio di infezioni.
“La ricerca è a uno stadio iniziale - aggiunge Joanna Owens, del Cancer Research UK - i risultati dovranno essere seguiti da trial sull’uomo per valutare la sicurezza del Cbd e se si raggiungono gli stessi benefici ottenuti in laboratorio. Diversi farmaci basati sulle piante sono attualmente utilizzati nelle terapie tumorali, come la vincristina, che deriva dal fiore Pervinca del Madagascar, ed è usata nel trattamento del tumore al seno e al polmone”.
Per il momento sono la chemioterapia, la radioterapia e l’intervento chirurgico a dominare il panorama delle terapie contro il tumore. Anche se una serie di farmaci biologici vengono sperimentati ed usati sempre più spesso nei centri di cura oncologici.
E intanto, mentre fervono le indagini e la stampa cerca di sbattere il mostro in prima pagina, spunta un superteste: “io, lì, c’ero!” avrebbe dichiarato dopo una lunga nottata in Questura.