Archive for March, 2007
Musica faziosa…
Ascoltate e gurdate tutti…
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…il catechista che votava Pannella, gli amici del campetto passati…
Super Cevo che la grazia del Cevo discenda sù di voi e con voi rimanga sempre! (dura fare ste 25 parole…)
Filologia part. 1
Furbén
Certamente i professionisti che denunciano redditi irrisori non saranno tutti evasori; ce ne sarà forse una percentuale come in tante altre categorie, tranne ovviamente quella dei lavoratori dipendenti che pagano sempre tutto. Nonno Iusfén, quando legge di certe entrate scarsissime a fronte di un apparente alto tenore di vita, ripete spesso Ch’ai séppa di furbén dal desêrt? (ci saranno dei furbini del deserto?).
Questa espressione pare derivi da una nota storiella petroniana: un tizio aveva fatto un prestito a un amico ma costui non si faceva più vivo, anzi lo scansava accuratamente. Il caso li fece incontrare, soli, in pieno deserto. Il creditore, riconoscendo il debitore, lo apostrofò con «Ehi, tu!». E l’altro «Dice a me?» meritandosi così l’appellativo di Furbén dal desêrt (furbetto del deserto). Un’altra versione narra di un tipo non proprio perspicace che, sempre in pieno deserto, correva dietro a un aereo per sfruttarne l’ombra proiettata sulla sabbia. Da allora viene definito Furbén dal desêrt chi assume un’aria indifferente per sottrarsi a un impegno, chi usa espedienti per scansare un dovere, evitare un obbligo, o anche chi non brilla per la sua astuzia.
Nonno Iusfén, convinto che molti furbi riescano troppo spesso a farla franca, ci ha anche gratificati di questa antica massima dialettale: Con èrt e con ingân as canpa metè dl ân; con ingân e con èrt as canpa cl’ètra pèrt (con arte e con inganno si campa metà dell’anno; con inganno e con arte si campa l’altra parte).
Chissà che il recente incremento della lotta all’evasione non faccia cambiar parere al nonno e che qualche evasore, preso in castagna e costretto a pagare il dovuto, da Furbén non diventi Martóff dal desêrt (fesso del deserto).
Politica estera
Il Papa in una parrocchia romana evoca la figura
del demonio. Gli scenari delineati nel nuovo Catechismo
“Non se ne parla ma l’Inferno c’è”
Ratzinger: pene eterne per chi non si pente
di ORAZIO LA ROCCA
“Non se ne parla ma l’Inferno c’è”
Ratzinger: pene eterne per chi non si pente
CITTÀ DEL VATICANO – “L’Inferno esiste ed è eterno, anche se non ne parla quasi più nessuno”. Papa Ratzinger torna a rilanciare il luogo della dannazione eterna evocato da secoli dalla tradizione cristiana, declassato, però, negli ultimi tempi ad argomento di serie b nell’immaginario collettivo del popolo dei credenti. Il posto scelto per ribadire l’attuale “pericolosità” di Satana non è la scenografica basilica di San Pietro, ma una anonima parrocchia della periferia romana – la chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri della borgata di Fidene – visitata ieri mattina da Benedetto XVI nella sua veste di vescovo di Roma. Nell’omelia, come un vecchio parroco, il pontefice tiene una ferma lezione di teologia partendo dal significato del “perdono cristiano così come ci è stato insegnato nel Vangelo attraverso la parabola dell’adultera”, la donna salvata dalla lapidazione dalla famosa frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra” rivolta da Gesù ai suoi accusatori. Uno dei più noti episodi evangelici dal quale il Papa parte per mettere in guardia i cattolici dalle “insidie” del demonio “se non si pentiranno dei peccati e non chiederanno il perdono divino”.
“La fede cristiana – è il ragionamento di Ratzinger – è un annuncio, una offerta all’uomo, mai una imposizione”. Ogni persona – “se vuole”, sottolinea il Pontefice – può “accettarla spontaneamente” con “tutta la sua carica salvifica che ci viene da Dio, il nostro Padre misericordioso che è sempre pronto ad aiutarci, ad accoglierci, anche quando sbagliamo”. “Perdono e salvezza divina” intesi, quindi, come “doni” che ogni uomo nel corso della sua vita ha la possibilità di accettare, a patto che – avverte Ratzinger – “ammetta le sue colpe e prometta di non peccare più”. E quanti continuano a peccare senza mostrare nessuna forma di pentimento? Per questi – rammenta Benedetto XVI – la prospettiva è la dannazione eterna, l’Inferno, perché “l’attaccamento al peccato può condurci al fallimento della nostra esistenza”. Tragico destino che spetta a chi “vive nel peccato senza invocare Dio” perché – è la spiegazione del Papa – “solo il perdono divino ci dà la forza di resistere al male e non peccare più”. Ecco perché Benedetto XVI ricorda, a conclusione dell’omelia nella parrocchia periferica romana, che “Gesù è venuto per dirci che ci vuole tutti in Paradiso e che l’Inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore”.
Si tratta – in sostanza – degli stessi scenari previsti nel Compendio del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica alla voce Inferno firmato da Ratzinger poco tempo dopo la sua elezione pontificia. L’Inferno – vi si legge tra l’altro – “consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato mortale” e “la pena principale dell’Inferno sta nella separazione eterna da Dio”. Su questo insegnamento si è sempre mosso il teologo Joseph Ratzinger, sia da vescovo che da cardinale. In perfetta sintonia con papa Wojtyla, che durante il suo lungo pontificato in più occasioni ha invitato i cattolici “a pregare Dio perché nessuno sia o vada all’Inferno”, spiegando che al luogo della dannazione eterna sono destinati coloro i quali “usano male la libertà offerta loro da Dio”. Ma uno dei più grandi teologi del secolo scorso, Urs Hans von Balthasar, ha teorizzato che “l’Inferno c’è, ma potrebbe anche essere vuoto” perché “la misericordia di Dio è infinita come il suo perdono”.
C’è nessuno????
Ecco un interessante documento che ci apre gli occhi…
[[www.youtube.com/watch?v=VWRKaDx2...]]
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Se qualcuno si è mai chiesto come si muove il mouse ecco la risposta:
Ciao a tutti sopratutto alle 25 parole…
Le fotooooo
Ciao a tutti, sto riordinando il mio prezioso archivio di foto con cui taglieggiare amici e conoscenti (altro che Lele Mora), potete trovare un po’ di “robba buoona” qui:
Respect
Addio a Finisterre, poeta del biliardino
Spagnolo, a 17 anni creò il calciobalilla per i ragazzi vittime delle bombe della guerra civile. Visse da esule in Sud America, fu anche ballerino di tip tap.