La bestemmia in Italia
[justify]La bestemmia è diffusa in praticamente tutta Italia, soprattutto in regioni come la Liguria, la Sicilia, l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Toscana, il Friuli, come imprecazione, sfogo verbale, espressione goliardica o semplice intercalare. A volte alcune diffuse imprecazioni non volgari sono nate dal mascheramento del termine religioso in qualcos’altro di assonante e non offensivo, come la serie di epiteti rivolti all’innocua [i]“Maremma”[/i] o ad un non meglio precisato [i]“Zio”[/i].[/justify]
[justify]La normativa attuale considera la bestemmia solo come un [b]illecito amministrativo[/b] (in base ad una legge del 1999), e solo nei casi in cui sia riferita alla [i]“Divinità”[/i] [b]senza distinzione di religioni[/b] (in base alla sentenza 440 del 1995 della Corte Costituzionale); è stata invece rimosso dalla Legge il riferimento a [i]“i Simboli o le Persone”[/i] (sempre in base alla sentenza della Corte Costituzionale), per cui ad esempio non è prevista alcuna sanzione nel bestemmiare la Madonna o i Santi.[/justify]
[justify]La versione vigente dell’articolo 724 ([i]“Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti”[/i]) è la seguente:[/justify]
[justify][i]“Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con la sanzione amministrativa da lire centomila a seicentomila {…} Alla stessa pena soggiace chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti.[/i]“[/justify]